Tag: economia

  • Cartello tra produttori di additivi edili: la Commissione Ue lancia accuse gravi

    Cartello tra produttori di additivi edili: la Commissione Ue lancia accuse gravi

    In Breve

    Quali aziende sono accusate di formare un cartello?
    Le aziende accusate includono Cemex, Sika, Mapei e TAM.
    Cosa sono gli additivi per cemento?
    Sono sostanze chimiche utilizzate nel settore edile per migliorare le proprietà di calcestruzzo e malte.
    Quali sanzioni potrebbero affrontare le aziende coinvolte?
    Le sanzioni potrebbero arrivare fino al 10% del fatturato annuo globale delle aziende.

    La Commissione europea ha avviato un’inchiesta contro diversi produttori di additivi per cemento e calcestruzzo, accusandoli di aver costituito un cartello per imporre prezzi più elevati ai clienti. Tra le aziende coinvolte figurano nomi noti come Cemex, una filiale del gruppo Saint-Gobain, il leader svizzero Sika, l’italiana Mapei e la francese TAM.

    Gli additivi in questione sono sostanze chimiche ampiamente utilizzate nel settore edile per migliorare le proprietà di calcestruzzo, cemento e altre malte. La Commissione ha condotto ispezioni a sorpresa nel 2023, rivelando sospetti di intese tra produttori e associazioni di categoria in Francia, Germania e Spagna.

    Secondo le indagini, sarebbe emerso che nel 2021 e nel 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, queste aziende si sarebbero accordate per aumentare i prezzi in modo coordinato, danneggiando così i consumatori e il mercato.

    Se le accuse dovessero essere confermate, la Commissione europea potrebbe infliggere sanzioni severe, fino al 10% del fatturato annuo globale delle aziende coinvolte. Tuttavia, le imprese avranno la possibilità di presentare la propria difesa durante il processo.

    Questo sviluppo solleva interrogativi significativi sulla trasparenza e la competitività del settore degli additivi edili in Europa, un mercato già sotto pressione a causa delle recenti crisi geopolitiche e delle fluttuazioni dei costi delle materie prime.

    La Commissione europea ha sottolineato l’importanza di garantire un mercato equo e competitivo, in cui i prezzi siano determinati da dinamiche di mercato e non da pratiche collusive. Le prossime settimane saranno cruciali per capire come si evolverà questa situazione e quali misure verranno adottate per tutelare i consumatori e il mercato.

  • Andy Burnham incaricato di formare il nuovo governo britannico

    Andy Burnham incaricato di formare il nuovo governo britannico

    In Breve

    Chi è Andy Burnham?
    Andy Burnham è il nuovo premier del Regno Unito, ex sindaco di Manchester.
    Cosa ha promesso Burnham nel suo discorso?
    Ha promesso un nuovo modello economico e politico e un piano per ridurre il costo della vita.
    Qual è il background politico di Burnham?
    È stato deputato dal 2001 e ha ricoperto ruoli nei governi di Blair e Brown.

    A Buckingham Palace, Keir Starmer ha rassegnato le dimissioni a Carlo III, che ha formalmente incaricato Andy Burnham di formare un nuovo governo. Burnham, soprannominato il “Re del Nord” per i successi e la popolarità conquistati come sindaco di Manchester, ha tenuto il suo primo discorso da premier senza appunti, enfatizzando la necessità di restituire stabilità al Paese.

    Nel suo intervento, Burnham ha ricordato di essere il settimo primo ministro britannico dal 2016 e ha promesso un “nuovo modello economico e politico”. Ha sottolineato l’importanza di un maggiore controllo pubblico delle risorse e ha presentato un piano di reindustrializzazione con un forte sostegno per le imprese. Inoltre, si è impegnato a presentare già domani un piano per ridurre il costo della vita, evidenziando un percorso decennale di progresso. Tra gli obiettivi, ha citato la costruzione di case popolari e la riduzione del potere di Westminster per conferire maggiore autonomia a città e regioni.

    Rivolgendosi a coloro che si sentono “stanchi della politica” nelle “zone dimenticate del Paese”, Burnham ha promesso di “riportare la speranza” e di “investire nel successo invece di pagare per il fallimento”.

    Oggi è attesa la possibile nomina dei ministri chiave — Esteri, Interni e Tesoro — scelte che, secondo Burnham, indicheranno le priorità del nuovo esecutivo. Ha aggiunto che il governo dovrà riflettere “tutte le anime del partito laburista”.

    Burnham ha una lunga carriera nel Labour, avendo aderito al partito a soli 15 anni. È stato eletto deputato nel 2001 e ha ricoperto ruoli nei governi di Tony Blair e Gordon Brown, prima di tornare alle istituzioni locali nel nord dell’Inghilterra. Dal 2017, è stato il primo sindaco di Greater Manchester, riconfermato due volte con maggioranze crescenti e con un indice di gradimento del 65% al momento del suo addio alla carica, secondo i sondaggi. Per succedere a Starmer, si è candidato nella circoscrizione di Makerfield, vicino a Manchester, dove è stato eletto con il 55% dei voti.

    Starmer ha lasciato Downing Street definendo il suo lavoro “finito” e si è dichiarato sereno e orgoglioso per i risultati ottenuti nei sei anni e mezzo alla guida del partito. Ha sottolineato il rilancio del Labour, la vittoria elettorale nel 2024 e il rafforzamento dell’economia e dei servizi pubblici. Ha esortato il suo successore a non “soccombere alle divisioni” e gli ha assicurato il suo “pieno sostegno”.

  • Volkswagen in trattativa con JSW per la cessione di quote in India

    Volkswagen in trattativa con JSW per la cessione di quote in India

    In Breve

    Qual è l'obiettivo di Volkswagen nella trattativa con JSW?
    Rafforzare la propria posizione nel mercato automobilistico indiano.
    Cosa offre JSW a Volkswagen in caso di accordo?
    Accesso alle piattaforme tecnologiche di Volkswagen e possibilità di collaborazioni globali.
    Qual è la quota di mercato di Volkswagen in India?
    Circa il 2,5%, sotto l'obiettivo del 5% fissato per la fine del decennio.

    Volkswagen, il noto costruttore automobilistico tedesco, è attualmente in trattative con il conglomerato indiano JSW per la cessione di quote della sua attività in India. Questo accordo, se finalizzato, potrebbe rappresentare un passo significativo per Volkswagen nel rafforzare la propria posizione nel terzo mercato automobilistico mondiale.

    JSW, guidato da Sajjan Jindal e attivo in settori come i veicoli elettrici e la siderurgia, mira a ottenere una quota di maggioranza nella joint venture con Volkswagen. Le trattative, avviate tre anni fa, sono state in passato focalizzate sull’utilizzo degli impianti Volkswagen situati a Pune e Chhatrapati Sambhajinagar. Tuttavia, ci sono ancora punti critici da definire, come la valutazione dell’operazione e l’entità del capitale che ciascuna parte dovrà investire.

    Una cessione di quote fornirebbe a JSW l’accesso alle avanzate piattaforme tecnologiche di Volkswagen, aprendo la strada a potenziali collaborazioni a livello globale. Per Volkswagen, questo accordo rappresenterebbe la conclusione di una ricerca pluriennale di un partner locale, dopo anni di difficoltà a crescere in India, nonostante una presenza nel Paese che dura da oltre vent’anni.

    Un portavoce di Volkswagen ha dichiarato che il gruppo sta costantemente valutando nuove opportunità e opzioni di business per attuare la propria strategia in India, sottolineando l’importanza del mercato indiano per i piani di crescita globale di Skoda Auto. Tuttavia, il portavoce ha rifiutato di commentare eventuali discussioni in corso con JSW. Anche un portavoce del gruppo indiano non ha fornito commenti in merito.

    Inoltre, Volkswagen ha recentemente ridotto l’investimento previsto per una nuova piattaforma locale per veicoli elettrici, portandolo a circa 700 milioni di dollari, rispetto a un piano iniziale di circa un miliardo. Attualmente, il gruppo, attraverso i suoi marchi Skoda, Volkswagen, Audi, Porsche, Bentley e Lamborghini, detiene circa il 2,5% del mercato indiano dei veicoli passeggeri, ben al di sotto dell’obiettivo del 5% fissato per la fine del decennio.

    Il CEO Klaus Zelmer ha affermato: “Abbiamo raddoppiato la nostra quota nel 2025, e consideriamo l’India un mercato strategico per la crescita al di fuori dell’Europa”, facendo riferimento all’investimento in una nuova fabbrica a Pune, che impiegherà circa 5.000 persone.

    Nonostante la filiale indiana abbia registrato un significativo aumento degli utili nell’esercizio chiuso al 31 marzo, la casa madre sta diventando sempre più cauta nel finanziare l’attività a causa di una complessa ristrutturazione globale. Questo contesto rende le trattative con JSW ancora più cruciali per il futuro di Volkswagen in India.

  • Le imprese italiane all’estero: resilienza e strategie di investimento nonostante le sfide globali

    Le imprese italiane all’estero: resilienza e strategie di investimento nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle imprese italiane a investire all'estero?
    Il 51% delle imprese italiane prevede di investire nei mercati esteri.
    Quali sono le principali sfide per le imprese italiane all'estero?
    Le principali sfide includono i costi energetici, le politiche protezionistiche e l'instabilità finanziaria.
    Cosa prevede il futuro per le imprese italiane nei mercati esteri?
    L'82% delle imprese prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati entro il 2027.

    Le imprese italiane attive sui mercati esteri mostrano una sorprendente resilienza, continuando a investire nonostante le numerose sfide globali. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, le aziende italiane, sostenute dalla rinomata reputazione del made in Italy, si dichiarano ottimiste riguardo alle opportunità di investimento, anche di fronte a dazi, politiche protezionistiche e un aumento dei costi delle materie prime e dell’energia.

    Il rapporto evidenzia che il 40% delle imprese considera il clima di mercato per i prodotti italiani come “molto positivo”, con una domanda in crescita. Il 49% lo giudica “positivo, ma più selettivo”, mentre solo il 3% si mostra più prudente. Le valutazioni variano significativamente a seconda delle aree geografiche: in America Latina, l’80% delle aziende segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le opinioni sono divise tra un quadro stabile e un atteggiamento più cauto.

    In termini di investimenti, il 51% delle aziende intervistate prevede di investire nei mercati esteri, mentre il 26% adotta un approccio più prudente. Solo il 3% ha intenzione di ridurre la propria esposizione. Le aziende attive in Asia e negli Stati Uniti si dichiarano tutte pronte a investire, mentre in Europa si registra una maggiore cautela, con il 39% orientato verso nuovi investimenti e il 33% focalizzato su strategie difensive.

    Tra i fattori che influenzano le decisioni di investimento, i costi energetici e delle materie prime emergono come le principali preoccupazioni, citati dal 57% del campione. Seguono il rischio cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica dei singoli mercati (14%).

    Per competere efficacemente, le aziende italiane non possono limitarsi alla qualità del prodotto. Oltre la metà delle imprese intervistate indica che la strategia di medio-lungo periodo è fondamentale; il 29% sottolinea l’importanza della scelta di partner locali, mentre il 26% evidenzia la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione.

    Le aziende italiane si trovano a fronteggiare una concorrenza agguerrita, con la Cina, la Francia e la Germania tra i principali competitor. Per affrontare queste sfide, le misure ritenute necessarie includono una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle PMI (49%).

    Guardando al futuro, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027. Tra questi, il 24% si aspetta una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità, senza previsioni di un rallentamento generalizzato.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, sottolinea che, sebbene il made in Italy continui a essere sinonimo di qualità e reputazione, non è più sufficiente. La continuità della presenza nei mercati, la conoscenza delle regole locali e la capacità di adattare il modello commerciale sono diventate essenziali. La qualità deve essere vista come il punto di partenza per costruire strategie di lungo termine.

  • Commercio in Italia: una contrazione dei punti vendita e un fatturato in crescita

    Commercio in Italia: una contrazione dei punti vendita e un fatturato in crescita

    In Breve

    Qual è la riduzione dei punti vendita in Italia dal 2018 al 2023?
    Il numero di punti vendita è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96.000 unità.
    Come è cambiato il fatturato del settore commercio in Italia?
    Il fatturato complessivo è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 miliardi a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno registrato la maggiore crescita?
    I discount alimentari hanno visto un aumento del fatturato del 101,1% e le farmacie hanno registrato una crescita del 4,2%.

    Negli ultimi anni, il panorama del commercio al dettaglio in Italia ha subito una trasformazione significativa. Tra il 2018 e il 2023, il numero di negozi è diminuito drasticamente, passando da 666.479 a 570.313, con una perdita di circa 96.000 unità, pari a una riduzione del 14,4%.

    Nonostante questa contrazione, il fatturato complessivo del settore ha registrato un aumento notevole del 25,7%, passando da 326,8 miliardi a 410,7 miliardi di euro. Questo paradosso evidenzia un cambiamento nei comportamenti di acquisto dei consumatori, sempre più orientati verso la ricerca di convenienza.

    Le categorie più colpite da questa diminuzione sono state gli ambulanti, che hanno visto una contrazione del 27,3%, e i piccoli negozi alimentari, con un calo del 17,9%. In controtendenza, le farmacie hanno registrato una crescita del 4,2%.

    Un fattore chiave che ha contribuito alla crescita del fatturato è rappresentato dai discount alimentari, che hanno visto un incremento delle loro unità locali del 7,4%, degli addetti del 51,2% e del fatturato del 101,1%. L’inflazione, che nel periodo è aumentata del 19,8%, ha certamente influenzato questi dati, ma non spiega completamente il fenomeno, suggerendo una forte ricerca di convenienza da parte delle famiglie italiane.

    Inoltre, anche il settore dell’e-commerce, della vendita porta a porta e dei distributori automatici ha mostrato segni di crescita, con un aumento del 13,6% delle unità locali e un incremento del fatturato del 41,9%.

    Analizzando l’occupazione, la riduzione dei punti vendita non ha comportato una perdita di posti di lavoro equivalente. Infatti, il numero di addetti è diminuito solo dell’1,8%, mentre il numero medio di addetti per negozio è aumentato da 2,9 a 3,3. Settori come l’abbigliamento e calzature (+22,4%) e gli articoli culturali e ricreativi (+21,4%) hanno visto incrementi significativi, nonostante la chiusura di numerose insegne.

    Il fatturato per addetto è cresciuto del 27,9%, passando da 172.000 a 220.000 euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per carburanti e tabacchi. Negli ipermercati, il fatturato per addetto è aumentato del 4,4%, mentre il fatturato complessivo è calato dell’8,4%, con una riduzione della dimensione media dei punti vendita del 13,6%.

    Dal punto di vista territoriale, i dati al 2023 mostrano che il Sud Italia mantiene una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, al funzionamento degli incentivi e alla crescita del turismo. Inoltre, il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti crescono sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

  • Cottarelli: L’Italia può evitare il ricorso alla flessibilità Ue sul debito

    Cottarelli: L’Italia può evitare il ricorso alla flessibilità Ue sul debito

    In Breve

    Cosa pensa Cottarelli della flessibilità Ue per l'Italia?
    Cottarelli ritiene che l'Italia non abbia bisogno di ricorrere alla flessibilità Ue per aumentare il debito pubblico al momento.
    Qual è la situazione attuale dell'economia italiana?
    L'economia italiana ha mostrato segni di crescita nel primo trimestre, con un aumento dell'occupazione e della produzione industriale.
    Qual è l'impatto dell'inflazione sui salari?
    Negli ultimi anni, i lavoratori hanno perso circa il 13% del potere d'acquisto a causa dell'inflazione.

    Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review e attuale economista, ha recentemente espresso la sua opinione sulla situazione economica italiana, sottolineando che al momento non è necessario ricorrere alla maggiore flessibilità concessa dall’Unione Europea per aumentare il debito pubblico. Secondo Cottarelli, un incremento del deficit dovrebbe essere giustificato solo se necessario per evitare una recessione, e gli attuali indicatori economici non mostrano, con le dovute cautele, una debolezza tale da richiedere una manovra espansiva generalizzata.

    Nel primo trimestre dell’anno, l’andamento dell’economia italiana è stato relativamente positivo, con un aumento significativo dell’occupazione e della produzione industriale nel mese di aprile, seguito da una lieve flessione a maggio. Tuttavia, i livelli di occupazione rimangono elevati, suggerendo che eventuali interventi economici dovrebbero essere mirati a settori specifici particolarmente colpiti dalla crisi, piuttosto che a un’espansione indiscriminata della spesa pubblica. Cottarelli ha proposto che tali interventi possano essere finanziati attraverso tagli ad altre spese o mediante un aumento delle entrate fiscali.

    Inoltre, Cottarelli ha messo in evidenza la necessità di maggiore trasparenza nei programmi elettorali, avvertendo che molte promesse politiche recenti sono prive di coperture finanziarie adeguate. Sono emerse stime che indicano impegni non finanziati da parte di alcuni partiti per un valore compreso tra 140 e 150 miliardi di euro all’anno, una somma che, se non gestita, potrebbe avere conseguenze significative sul debito pubblico nel lungo termine.

    Un altro tema affrontato da Cottarelli riguarda i salari. Negli ultimi trent’anni, i salari reali in Italia sono diminuiti di circa il 6,6%. Sebbene l’introduzione di un salario minimo possa rappresentare un passo positivo, non risolve il problema strutturale legato alla bassa crescita della produttività. Cottarelli ha sottolineato l’importanza di implementare politiche che favoriscano gli investimenti e rendano l’Italia un Paese più attrattivo per le imprese.

    La questione dell’inflazione è stata un altro punto cruciale della sua analisi. Tra il 2021 e il 2022, i prezzi sono aumentati di circa il 16-17%, causando una perdita di potere d’acquisto per i lavoratori dipendenti, stimata intorno al 13%. Negli anni successivi, i salari hanno recuperato parte del terreno perso, ma la ripresa dell’inflazione rappresenta un ulteriore fattore di rischio per il potere d’acquisto delle famiglie italiane.

    Infine, Cottarelli ha affrontato il tema del consolidamento bancario, ritenendo inevitabile un processo di rafforzamento delle banche italiane per competere a livello europeo e mondiale. Tuttavia, ha sottolineato l’importanza di preservare le banche territoriali, che svolgono un ruolo fondamentale per le famiglie e le piccole e medie imprese, auspicando un approccio a doppio binario che tenga conto delle esigenze locali.

  • Sblocco di 300 milioni per il gasolio: un passo avanti per l’autotrasporto italiano

    Sblocco di 300 milioni per il gasolio: un passo avanti per l’autotrasporto italiano

    In Breve

    Qual è l'importo del credito d'imposta per l'autotrasporto?
    Il credito d'imposta ammonta a 300 milioni di euro.
    Quando possono essere presentate le domande per il credito?
    Le domande possono essere presentate a partire da settembre 2026.
    Chi può beneficiare del credito d'imposta?
    Le imprese che utilizzano gasolio commerciale su veicoli di massa pari o superiore a 7,5 tonnellate.

    Il governo italiano ha recentemente annunciato lo sblocco di un credito d’imposta di 300 milioni di euro a favore delle imprese di autotrasporto. Questa misura, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026, rappresenta un importante sostegno per un settore in difficoltà, colpito dall’aumento dei costi del gasolio.

    Il credito d’imposta sarà concesso nella misura massima del 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio utilizzato per la trazione dei veicoli, come risultante dalle fatture, per il periodo compreso tra marzo e giugno 2026. Le imprese beneficiarie sono quelle che utilizzano gasolio commerciale su veicoli con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate. È stata confermata anche l’inclusione dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) tra i costi ammissibili.

    Le domande per accedere al credito d’imposta potranno essere presentate a partire da settembre, tramite una piattaforma dedicata gestita dall’Agenzia delle Dogane. Questa iniziativa segue settimane di pressioni da parte delle associazioni di categoria e un incontro tenutosi il 22 luglio presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Durante questo incontro, si è fatto il punto sugli impegni assunti il 22 maggio a Palazzo Chigi, che avevano portato alla sospensione di un fermo nazionale.

    Il governo si era impegnato a introdurre il credito d’imposta e a permettere la dilazione del pagamento delle imposte; queste misure sono state incluse in un decreto-legge approvato il giorno stesso dell’incontro e confermate con la conversione in legge (Legge 25 giugno 2026, n. 113, pubblicata il 27 giugno).

    Le associazioni di categoria avevano segnalato incertezze operative nelle settimane successive, e Unatras aveva scritto il 19 giugno alla presidente del Consiglio e ai ministri competenti per sollecitare tempi certi. In aggiunta, è stata annunciata la convocazione, nei primi giorni di settembre, di un tavolo permanente dell’autotrasporto merci e della logistica. Questo tavolo sarà presieduto dal ministro e aperto alle associazioni di categoria, alla committenza e alla Presidenza del Consiglio, fungendo da strumento stabile di confronto su logistica nazionale, normative, intermodalità e investimenti.

    Alessandro Peron, segretario generale di Fiap, ha commentato: «Lo sblocco dei 300 milioni e l’avvio del tavolo permanente sono due risultati concreti, che confermano l’impegno assunto dal Governo dopo l’intesa di Palazzo Chigi. Ma non possiamo permetterci ritardi: il gasolio è già tornato a salire e per migliaia di imprese ogni settimana persa pesa sui bilanci. Il tavolo permanente dovrà essere lo strumento per dare risposte rapide e strutturali, a partire dal rinnovo del parco mezzi».

  • STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre grazie ai Data Center per l’Intelligenza Artificiale

    STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre grazie ai Data Center per l’Intelligenza Artificiale

    In Breve

    Qual è l'incremento dei ricavi di STM nel secondo trimestre 2026?
    STM ha registrato un incremento del 26% nei ricavi, raggiungendo 3,487 miliardi di dollari.
    Quali settori hanno contribuito alla crescita dei ricavi?
    I ricavi sono stati sostenuti dai settori della comunicazione, delle periferiche per computer e dell'auto.
    Quali sono le previsioni per i ricavi nel terzo trimestre?
    STM prevede ricavi di circa 3,7 miliardi di dollari nel terzo trimestre, con un aumento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre grazie ai Data Center per l’Intelligenza Artificiale

    STM, azienda leader nel settore della tecnologia, ha annunciato risultati finanziari positivi per il secondo trimestre del 2026, con ricavi che hanno raggiunto i 3,487 miliardi di dollari, registrando un incremento del 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato è stato accompagnato da un margine lordo che è cresciuto di 130 punti base, attestandosi al 34,8%.

    Il CEO Jean Marc Chery ha sottolineato l’aumento della domanda in tutti i mercati finali, con prenotazioni sostenute e segnali di offerta limitata in diverse categorie di prodotto. Inoltre, i livelli di magazzino della distribuzione sono ora al di sotto degli obiettivi standard, indicando una crescente pressione sulla catena di approvvigionamento.

    Per il terzo trimestre, STM prevede ricavi di circa 3,7 miliardi di dollari, con un aumento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il margine lordo è previsto al 37%, nonostante l’incorporazione di oneri per sottoutilizzo degli impianti. Nel quarto trimestre del 2026, l’azienda si aspetta un’ulteriore accelerazione dei ricavi, principalmente grazie ai programmi in corso con i clienti nei data center per l’intelligenza artificiale e nelle comunicazioni via satellite a bassa orbita.

    Le stime indicano che i ricavi per l’ultima parte dell’anno potrebbero superare i 4 miliardi di dollari, con una crescita del secondo semestre rispetto al primo superiore alla normale stagionalità del 15%.

    STM ha anche rivisto al rialzo le sue previsioni per i ricavi dei data center, ora stimati superiori a 1 miliardo di dollari nel 2026, con la possibilità di superare i 2 miliardi nel 2027, a condizione che la dinamica attuale continui.

    Nel semestre chiuso il 27 giugno, i ricavi totali di STM sono stati di 6,582 miliardi di dollari, rispetto ai 5,283 miliardi della prima metà del 2025. La posizione finanziaria netta al 27 giugno è risultata positiva per 2,01 miliardi di dollari.

    Tuttavia, nonostante i risultati incoraggianti, il titolo di STM ha aperto in calo a Piazza Affari, cedendo oltre il 15% in parte a causa di prospettive leggermente inferiori alle attese e per la correzione in atto nel settore.

  • Cermed di Guspini: Crisi e Futuro Incerto per il Settore Ceramico

    Cermed di Guspini: Crisi e Futuro Incerto per il Settore Ceramico

    In Breve

    Qual è la causa della crisi di Cermed?
    La crisi è causata da elevati costi energetici, trasporti e mancanza di gas metano.
    Cosa ha attivato Cermed per affrontare la crisi?
    Cermed ha attivato procedure per il concordato in bianco e la cassa integrazione.
    Qual è la data indicativa per la risoluzione della crisi?
    Il termine indicativo per la risoluzione è il 31 agosto.

    Lo stabilimento ceramico Cermed di Guspini, che attualmente impiega circa 120 lavoratori, ha annunciato la sospensione delle attività produttive. Questa decisione è stata presa in seguito a una crisi aziendale che ha costretto l’azienda a mettere in sicurezza gli impianti e il personale, avviando le procedure per il concordato in bianco e per la cassa integrazione guadagni straordinaria.

    Le difficoltà economiche che ha affrontato Cermed sono principalmente legate agli elevati costi energetici e di trasporto, aggravati dalla mancanza di gas metano nell’isola. La maggior parte della produzione dell’azienda è destinata ai mercati esteri, e i rincari del trasporto su gomma e marittimo, insieme agli effetti del sistema di scambio di quote di emissione (Ets), hanno ulteriormente complicato la situazione.

    In aggiunta, sono state segnalate limitazioni nell’operatività bancaria, che hanno avuto un impatto negativo sulla continuità delle attività produttive. In risposta a questa crisi, è stata avviata una mobilitazione per la difesa del sito produttivo. La Regione Sardegna ha già presentato la vertenza al Ministero competente, mentre a Guspini è stata convocata un’assemblea pubblica che ha visto la partecipazione di amministratori locali e regionali.

    Gigi Loi, segretario regionale della Uiltec, ha sollecitato un rapido completamento delle procedure di concordato e ha evidenziato l’importanza di accelerare il progetto per la realizzazione del metanodotto. Ha inoltre richiesto il coinvolgimento dei comuni e l’adozione di misure per garantire la continuità territoriale delle merci, sottolineando la necessità di un’assunzione di responsabilità da parte delle amministrazioni in una vertenza che ha un impatto regionale.

    Come termine indicativo per la risoluzione della situazione, è stato citato il 31 agosto, un momento cruciale per la salvaguardia del futuro dello stabilimento e dei suoi lavoratori.

  • UniCredit chiude il miglior semestre della sua storia con un utile netto di 6,3 miliardi

    UniCredit chiude il miglior semestre della sua storia con un utile netto di 6,3 miliardi

    In Breve

    Qual è stato l'utile netto di UniCredit nel primo semestre 2026?
    L'utile netto di UniCredit nel primo semestre 2026 è stato di 6,3 miliardi di euro.
    Come si è comportato il margine di interesse di UniCredit?
    Il margine di interesse è sceso dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
    Quali sono le prospettive future per UniCredit?
    UniCredit prevede un utile netto 2026 oltre gli 11 miliardi di euro, grazie a investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale.

    UniCredit chiude il miglior semestre della sua storia con un utile netto di 6,3 miliardi

    UniCredit ha annunciato di aver chiuso il primo semestre del 2026 con un utile netto di 6,3 miliardi di euro, segnando il miglior risultato della sua storia. Questo dato rappresenta un incremento del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e del 24% se si escludono le poste straordinarie negative.

    Performance del secondo trimestre

    Nel secondo trimestre, l’utile netto si è attestato a 2,9 miliardi, superando le stime di mercato che lo prevedevano intorno ai 2,83 miliardi. I ricavi netti core hanno mostrato una crescita del 3,6% rispetto al trimestre precedente, raggiungendo 12,2 miliardi di euro. Questo aumento è stato sostenuto da un forte impulso delle commissioni e dai risultati della gestione assicurativa, oltre a un margine di interesse in accelerazione.

    Crescita dei ricavi e margine di interesse

    Nel primo semestre, i ricavi netti totali hanno raggiunto 13 miliardi di euro, in crescita del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, escludendo le poste straordinarie. Tuttavia, il margine di interesse ha registrato una leggera flessione dello 0,8%, scendendo a 7,2 miliardi di euro. Se si esclude l’impatto della Russia, il margine di interesse è aumentato dello 0,2% e si prevede un’ulteriore accelerazione nel prossimo trimestre.

    Commissioni e gestione assicurativa

    Le commissioni e il risultato netto della gestione assicurativa hanno totalizzato circa 5 miliardi di euro nel semestre, con una crescita dell’11%, rappresentando circa il 38% dei ricavi netti. I proventi da negoziazione, invece, si sono attestate a 229 milioni di euro, mostrando un calo del 55% rispetto al primo semestre dell’anno precedente, principalmente a causa di una posta straordinaria negativa nel secondo trimestre.

    Gestione del rischio e prospettive future

    Il costo del rischio è rimasto contenuto, a 17 punti base. Nel secondo trimestre, UniCredit ha generato organicamente 2,5 miliardi di euro, corrispondenti a 85 punti base di capitale. Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, ha evidenziato come il programma Unlimited stia accelerando la crescita redditizia dei ricavi e migliorando l’efficienza operativa. Inoltre, ha annunciato un upgrade della guidance per l’utile netto 2026, previsto ben oltre gli 11 miliardi di euro, o circa 11,5 miliardi escludendo i costi di integrazione.

    Conclusioni

    Questi risultati positivi evidenziano l’efficacia della strategia di UniCredit, che continua a investire in persone, tecnologia e intelligenza artificiale per sostenere la propria crescita nel mercato bancario europeo.